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22/11/2013
Federcasse sull’economia: la nota dolente è l’export
Analisi dei dati della regione: disoccupazione sotto la media, ma non basta Nel 2014 il sistema potrebbe però registrare un’inversione positiva di tendenza

UDINE E’ un quadro in chiaroscuro quello che Federcasse tratteggia sull’andamento dell’economia in Friuli Venezia Giulia. Se l’aspetto positivo è legato al livello di disoccupazione (abbondantemente sotto la media nazionale), le note dolenti riguardano l’export, con una difficoltà, per le imprese, a piazzare i prodotti sui mercati internazionali più dinamici. I dati sono stati presentati ieri nella sede della Federazione delle Bcc, nell’area del Parco Nord, da Stefano Di Colli, del Servizio studi, ricerche e statistiche di Federcasse, davanti a una platea costituita dai vertici delle principali banche di credito cooperativo del Fvg. La ricerca porta a ben sperare per il 2014, quando l’economia regionale vivrà una prima inversione di tendenza grazie alla crescita del valore aggiunto, cioè dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi (nel 2015 e nel 2016 crescerà tra l’1 e il 2%). Restando al presente, le imprese attive del Fvg sono tornate a crescere nel secondo trimestre 2013 (+0,21%) dopo il crollo nel primo trimestre (-1,03%), trainate soprattutto dal settore dei servizi (+0,72%). «La situazione attuale dell’economia friulana – ha chiarito Di Colli – è caratterizzata da un dato positivo per il mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione inferiore al 9% (6,9%) e quindi al di sotto della media nazionale (più del 10%). Questo è un buon indicatore dal punto di vista della ripresa, che si porta dietro anche il dato relativo ai consumi, in crescita all’inizio del 2014». Nello specifico, nel primo trimestre 2013, la forbice rispetto al resto del Paese si è allargata (a favore del Fvg) fino a oltre 5 punti percentuali, mentre il tasso di attività (occupati e in cerca di lavoro su forza lavoro) è sceso sia su base annua che su base trimestrale, assestandosi comunque al di sopra del 50%. Le assunzioni previste sono scese del 21,2% dal terzo trimestre del 2012 e del 37,3% dal secondo trimestre del 2013. In particolare, sono diminuite quelle nel turismo (-20,7% annuo, -58,6% trimestrale) e nell’industria (-20,5% annuo, -30,1% trimestrale). «Il dato penalizzante per l’economia regionale – ha aggiunto Di Colli – è il fatto che in questi anni sia peggiorata la capacità di intercettare l’export a più alto potenziale dinamico. Considerato che la ripresa sarà trainata prevalentemente dall’export, il Friuli rischia di perdere qualcosa». Scorrendo i numeri delle esportazioni, emerge un drastico calo, a livello tendenziale, per il legno, i metalli e le sostanze chimiche. In discesa soprattutto le esportazioni verso l’America Centrale e i Paesi extraeuropei, a esclusione di Medio Oriente e America Settentrionale, dove, nel secondo trimestre 2013, si è assistito a una crescita percentuale dell’export. Alessandro Cesare